Mercoledì 14 ottobre 2026

“Rugby passione italiana”. Un motto che per Jacopo Botturi ha preso l’abbrivio sotto il cielo dei carpini

Jacopo Botturi in maglia azzurra

È una certezza. Jacopo si può definire a ragione uno dei volti nuovi che sono entrati a far parte dei rugbisti italiani emergenti. A conferma, qualora ce ne fosse bisogno, che le new generation portano con sé la promessa di un futuro radioso. Atleti che offrono al coach della Nazionale Azzurra Gonzalo Quesada la tranquillità di intravedere il movimento in continua evoluzione a livello internazionale. Jacopo Botturi fa parte di quel manipolo di giocatori e tecnici cresciuti all’ombra del campanile disegnato da Paolo Soratini che in molte discipline e per lunghi anni, hanno calcato i terreni di gioco in diverse discipline sportive. Una cittadina fucina di campioni, quella sotto il cielo dei carpini, che ha contribuito a dare lustro e soddisfazioni agli appassionati sostenitori che convintamente credono nel beneficio di praticare uno sport, medicina per il corpo, per la mente e… per la gioia dei successi. Jacopo Botturi classe 2004, terza linea del Petrarca Padova un metro e 85 di altezza per 100 chili di peso, ha incontrato la palla ovale negli Under 12 di Calvisano, dopo una esperienza che non ha lasciato il segno, nel calcio e nel nuoto. Un avvicinamento graduale e positivo nella scuola per poi trovare il definitivo innamoramento nelle braccia delle giovanili di Calvisano. “Mi sono trovato subito a mio agio – esordisce Jacopo -. L’amicizia è un collante prestigioso che esalta la fisicità del gioco. In buona sostanza non mi sono mai sentito solo fin dal primo ingresso negli spogliatoi. È vero l’alone che il nostro sport propone. C’è sempre…sempre qualcosa o qualcuno che ci tiene uniti e funge da prezioso carburante per superare momenti difficili o gioire per importanti vittorie. Rispetto per i compagni, gli avversari e l’arbitro. Disciplina per indirizzare la fisicità del gioco e fratellanza per dar vita a legami solidi fuori e dentro il campo”. Un percorso sportivo importante quello del “nostro” Jacopo. Dal debutto a 11 anni col Calvisano, fino alla maglia Azzurra della Nazionale Under 18, Under 19 e Under 20 indossando la fascia di capitano in entrambi i 15 in campo. L’ingresso in prima squadra del gialloneri di Calvisano è servito per aprire le porte nel 2023 del Petrarca Rugby, club di riferimento nel panorama nazionale, dove gli approdi non sono casuali. La giovane promessa bresciana ha dato conferma di sentire una forte responsabilità verso il gruppo. Responsabilità suffragata da una mentalità che lo porta a capitalizzare le sconfitte per acquisire maggiore consapevolezza per il futuro. Un talento cristallino partorito dai meravigliosi vivai bresciani e dai geni generosamente elargiti a molti carpenedolesi. “Il mio ruolo è Terza linea, Flanker, uomo di fatica – chiosa Jacopo Botturi”. Una posizione strategica in campo, aggiungiamo noi, che implica doti difensive ed efficacia nei placcaggi. I giocatori che sono chiamati a questa posizione, sono dotati di notevole forza per partecipare ad una mischia, equilibrarla e tra gli altri impegni fornire palloni ai veloci giocatori della tre quarti. Veniamo al rugby giocato nelle fila degli Azzurro. Dove per Azzurro significa in buona sostanza rappresentare l’intera nazione e la sua storia sportiva e culturale. Jacopo Botturi, sempre in attesa di una chiamata dalla Nazionale maggiore, ha calcato i terreni dei mondiali Under 20 scrivendo nel suo palmares una prestigiosa vittoria sui Wallabies Australiani. Una soddisfazione non di meno dei Mondiali è stato il magico esordio nel torneo del 6 Nazioni. “Ho un ricordo indelebile nel debutto contro la Francia, allo stadio comunale trevisano di Monigo – socchiude gli occhi Jacopo per rivedere la scena di quella giornata -. Lo stadio colmo all’inverosimile. In quello chance i giovani Blues ci hanno dominato fisicamente e indirizzato il match a loro favore, senza per questo dimenticare lo straordinario impegno che abbiamo profuso in quell’occasione in termini individuali e di squadra. La prima volta contro le Figi, dalla lontana Oceania dove il rugby ha piantato solide radici, mi ricorda la Meke una danza che fa parte della cultura e tradizioni Figiane che ha somiglianze con l’Haka dei mitici All Blacks”. Gli occhi di Jacopo, il viso, la sua gestualità raccontano la grande passione per l’universo rugby. Un rapporto intenso che il giovanotto sotto il cielo dei carpini ha contagiato a papà Botturi. L’orgoglio verso l’attività di Jacopo è evidente, del resto ne ha ben donde. Prima di lasciare l’intervista Jacopo ha voluto predire il suo futuro. O meglio. Ha messo a nudo i suoi legittimi desideri. “Non li nascondo – conferma -. In prima battuta dopo una convocazione in Azzurro verso la quale mi sto impegnando per trovare un posto per giocare, vorrei giocare in una franchigia dove è consentito partecipare a campionati come lo United Rugby Championship, la Champions Cup e la Challenge Cup con l’evidente obiettivo di confrontarsi con i migliori talenti presenti sui campi da gioco”. Come si dice nel mondo della palla ovale “La forza della squadra è in ogni singolo membro. La forza di ogni membro è nella squadra”. Una filosofia che il “nostro” carpenedolese Jacopo Botturi incarna perfettamente partita dopo partita.

Enzo Trigiani

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