A pochi giorni dall’inizio delle attese Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina, l’antica tradizione dei giochi ha assunto in occasione di questa edizione una tinta bianco-azzurra, i colori di Orzinuovi. A vestire i panni del tedoforo sono stati, nelle scorse settimane, tra i quasi diecimila “portatori della fiaccola” di tutta Italia, anche tre figure che vantano un peculiare legame con la “capitale della Bassa”.
Prima in ordine di tempo a cogliere il testimone dal suo predecessore è stata Cristina Falcone, “rampolla” della celebre famiglia di ristoratori orceani, che lo scorso 22 dicembre ha inaugurato il passaggio del fuoco olimpico in terra campana, sfilando all’ombra dei meravigliosi e suggestivi templi di Posidonia, l’antica Paestum, poco distante da Tramonti, il “cuore verde” della Costiera Amalfitana, paese d’origine dei suoi genitori. «Un sogno che s’è avverato – ha commentato Cristina in un’intervista – Avevo partecipato al bando senza particolari speranze ma, a tre giorni dalla data, m’è giunta la chiamata e, ovviamente, non potuto tirarmi indietro dinanzi a un’opportunità tanto unica».
Il 17 gennaio è stato invece il turno dell’imprenditore Antonio Sareni, presidente e amministratore delegato di Lekkerland, il quale, memore dell’esperienza del cognato Giacomo “Mino” Paccani – tedoforo in occasione delle Olimpiadi Invernali di Torino del 2006 – ha voluto replicare l’impresa facendosi portatore della fiamma durante il suo percorso in terra bresciana, precisamente sul lago d’Iseo, lungo le strade della città di Sarnico. «Vestire i panni del tedoforo è stata un’esperienza davvero unica, specie per uno che ha sempre amato lo sport e i valori che contraddistinguono la pratica sportiva – ha commentato – Dopo essermi iscritto e aver ricevuto la convocazione ufficiale, mi è stato chiesto di prepararmi seguendo scrupolosamente un manuale di comportamento di quasi trenta pagine: essere il portatore della fiamma olimpica è un onore che deve essere rispettato e osservato con grande attenzione e cura». Un momento destinato a restare scolpito nella memoria, vuoi per orgoglio personale, vuoi per la gioia di aver portato un pizzico di orceanità sul palcoscenico mondiale. «Come ben sottolineato dal comitato organizzatore, i diecimila tedofori rappresentano un tutt’uno, un’unica testimonianza del valore simbolico delle Olimpiadi» ha concluso Sareni, invitato negli scorsi giorni dalla professoressa di Educazione Fisica Valentina Papa proprio per raccontare quanto vissuto ad alcune classi delle scuole medie orceane.
Ultima a farsi portatrice della fiamma è stata l’atleta Valentina Riva, campionessa di nuoto residente nel milanese ma figlia di un’orceana doc quale Antonella Botturi, scelta proprio per i suoi meriti sportivi quale tedoforo a pochi giorni dall’arrivo della fiaccola nel capoluogo lombardo, dove si sono svolte le cerimonie inaugurali dei Giochi.
Ad maiora, dunque, e che vincano i migliori, nella bellezza di essere protagonisti di un’edizione che, in parte, ha anche il sapore del nostro territorio.
Leonardo Binda





