Venerdì 28 agosto 2026

Cosa ci raccontano gli uccelli della Franciacorta?

Uno dei volontari in azione

Abbiamo incontrato il referente bresciano LIPU Giacomo Maghini coadiuvato da Stefania Capelli socia Lipu, ornitologa e conoscitrice della Franciacorta per comprendere quale sia oggi la condizione reale degli uccelli nel nostro territorio, quale ruolo svolga l’associazione nella loro tutela e che responsabilità spettino alle istituzioni e ai cittadini.

La LIPU è spesso percepita come un’associazione “per addetti ai lavori”. In realtà, quale ruolo concreto svolge oggi sul territorio franciacortino e bresciano, e in che modo incide nella vita quotidiana delle comunità locali?
La LIPU è un’associazione ambientalista che ha come obiettivo principale la divulgazione della conoscenza degli uccelli e dei loro habitat, promuovendone la conservazione presso l’intera cittadinanza. Contrariamente a una percezione diffusa, non si rivolge esclusivamente agli specialisti: la sua struttura si fonda in larga parte su volontari non professionisti, persone che, pur prive di competenze ornitologiche avanzate, mettono a disposizione tempo, energie e capacità organizzative per la tutela della natura. Sostenuta da solide basi scientifiche a livello nazionale e da una costante collaborazione con ornitologi locali, la sezione bresciana incide concretamente sulla quotidianità attraverso attività di soccorso e recupero della fauna in difficoltà, il monitoraggio urbano con l’installazione di nidi artificiali per rapaci notturni, progetti educativi nelle scuole – giunti all’ottava edizione – che coinvolgono centinaia di bambini, iniziative di ricerca scientifica come il Monitoraggio Conservazione Barbagianni Italia, eventi divulgativi e percorsi di cittadinanza attiva legati alla sostenibilità e alla biodiversità.

Se dovessimo giudicare la Franciacorta non dal vino o dal turismo, ma dal canto degli uccelli, che bilancio potremmo tracciare? Quali specie stanno resistendo e quali, invece, stanno silenziosamente scomparendo?
Il quadro che emerge non è rassicurante. L’avifauna della Franciacorta, così come quella lombarda ed europea, attraversa una fase critica. I dati del Farmland Bird Index (https://www.lipu.it/cosa-facciamo/proteggiamo-uccelli/fbi-farmland-bird-index) monitorati annualmente dalla LIPU, indicano un calo del 33% delle popolazioni di uccelli agricoli dal 2000 al 2024, con perdite drammatiche per specie simboliche come rondini, allodole e passere. A soffrire maggiormente sono gli uccelli dell’aperta campagna, mentre resistono meglio le specie legate agli ambienti boschivi, favoriti dall’abbandono dell’agricoltura di montagna. Un paradosso solo apparente, che mostra come la semplificazione del paesaggio agricolo sia oggi uno dei principali fattori di impoverimento ecologico.

Qual è la principale minaccia per l’avifauna locale?
La minaccia più grave è rappresentata dall’uomo predatorio: da un lato chi modifica il territorio attraverso cementificazione, agricoltura intensiva e uso massiccio di pesticidi; dall’altro il bracconaggio e una gestione venatoria talvolta inadeguata. A ciò si aggiunge una preoccupante fragilità normativa, legata ai tentativi di indebolimento della legge 157/1992 sulla tutela della fauna. In questo contesto, l’ignoranza e la distrazione collettiva diventano complici silenziosi, rendendo fondamentale il ruolo educativo e informativo della LIPU.

Che cosa può fare concretamente un cittadino per diventare alleato della biodiversità?
Anche un giardino o un balcone possono trasformarsi in piccole oasi se progettati con criteri ecologici: privilegiando specie autoctone, riducendo l’uso di pesticidi, lasciando porzioni di prato a fioritura spontanea, favorendo insetti impollinatori e microfauna. Tutto è connesso in natura: piante, insetti e uccelli formano una rete vitale delicatissima. Interventi pubblici e privati devono inoltre essere guidati da competenze scientifiche e da una pianificazione di lungo periodo, evitando azioni episodiche destinate a fallire.

Guardando al futuro. la Franciacorta rischia di trasformarsi in un paesaggio “bello ma muto”?

La sfida è eminentemente culturale. La forte vocazione vitivinicola ha semplificato il paesaggio, riducendo siepi, boschetti e nicchie ecologiche. Tuttavia, pratiche come l’inerbimento dei filari, la conversione al biologico e una maggiore attenzione alla biodiversità dimostrano che qualità produttiva e tutela ambientale possono coesistere. La sfida più urgente è ricostruire una biofilia autentica, un legame empatico e diretto con la natura quotidiana, a partire dai bambini. Senza esperienza diretta non c’è consapevolezza, e senza consapevolezza non può esserci tutela. In questo senso, luoghi straordinari come le Torbiere del Sebino rappresentano non solo una riserva naturale, ma un laboratorio culturale e civile di valore inestimabile.

Mauro Ferrari

Condividi l'articolo

Articoli correlati, altro dall'autore

Gli articoli più letti