Il contenzioso tra Comune di Rovato e Consorzio per la tutela segna il passaggio, nel corso del 2024 e 2025, da una disputa amministrativa a una contesa giuridica di portata simbolica e sostanziale, nella quale si intrecciano un toponimo storico, un prodotto commerciale e gli interpreti istituzionali del territorio.
Al centro della polemica vi è la domanda di registrazione presso l’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi (UIBM) del marchio “Franciacorta la magnifica città. Passeggiate nella cultura”, promossa dal Comune di Rovato per identificare una rassegna culturale: libri, conferenze, passeggiate, storia. Non bottiglie, non tappi, non bollicine.
L’iniziativa ha tuttavia provocato la ferma opposizione del Consorzio per la tutela del Franciacorta, che rivendica l’esclusiva sull’utilizzo del nome in chiave commerciale e promozionale, denunciando una “evidente evocazione della denominazione protetta Franciacorta” e configurando un presunto “atto di concorrenza sleale”.
Le motivazioni consortili mirano ad ancorare l’uso del nome Franciacorta alla DOCG e alle attività produttive dei viticoltori associati, sostenendo che ogni uso esterno del segno possa trarre indebito vantaggio dalla notorietà commerciale della denominazione. In termini pratici, ciò equivale a impedire l’impiego del nome in contesti di promozione culturale generalista, se non sotto controllo o licenza consortile. Traduzione: i cittadini abitano in un vino, i Comuni amministrano un’etichetta, i paesaggi diventano un effetto collaterale della fermentazione.
Il Comune di Rovato ha respinto con decisione tali contestazioni, ribadendo che “Franciacorta è un’area geografica storica e amministrativa, un toponimo con radici antiche nella cultura locale”. Secondo la difesa dell’ente pubblico, nessuna norma vieta a un Comune di utilizzare un nome geografico per promuovere iniziative culturali non finalizzate alla commercializzazione di prodotti vinicoli. Tale uso, si sostiene nelle memorie difensive, non genera confusione nei consumatori, né produce vantaggi indebiti rispetto alla reputazione dei vini DOCG.
La vicenda ha però assunto contorni più stringenti. Per il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, che ha integralmente accolto l’opposizione del Consorzio, il termine Franciacorta, al di fuori delle ipotesi previste dalle normative su marchi e indicazioni geografiche, non sarebbe utilizzabile come denominazione distintiva di iniziative culturali, pena la lesione dei diritti esclusivi connessi alla DOCG. Con decisione del 17 novembre 2025, la Direzione Generale per la Proprietà Industriale ha quindi respinto la domanda del Comune, negando tutela al marchio “Franciacorta la magnifica città”.
La reazione dell’Amministrazione rovatese è stata immediata. Con delibera del 29 dicembre 2025, la Giunta ha autorizzato la costituzione in giudizio dinanzi alla Commissione dei Ricorsi del Ministero, conferendo mandato al sindaco Tiziano Belotti. Per rispetto istituzionale, il primo cittadino ha evitato dichiarazioni pubbliche, limitandosi a ribadire la volontà di difendere l’istanza fino alle sedi giurisdizionali più elevate, Corte di Cassazione compresa. Gli avvocati incaricati, Bezzi e Leone, hanno espresso pareri legali favorevoli alla posizione comunale.
Un passaggio delle memorie difensive del Consorzio appare particolarmente dirompente: la tesi secondo cui la Franciacorta, come territorio, non esisterebbe giuridicamente, essendo esclusivamente una denominazione protetta riferibile al vino DOCG. Secondo tale impostazione, la percezione collettiva del territorio come entità geografica sarebbe priva di riconoscimento tecnico e giuridico.
Se questa interpretazione dovesse prevalere, emergerebbero interrogativi tutt’altro che marginali. A che titolo la Regione Lombardia ha approvato il PTRA della Franciacorta, volto alla tutela del paesaggio e della cultura locale, se il territorio non fosse giuridicamente riconosciuto? Quale valore avrebbero iniziative come “Terra della Franciacorta”, l’associazione dei 22 Comuni dell’area, se l’area stessa non possedesse alcuna consistenza topografica o amministrativa?
Vi è poi un dato che sarebbe intellettualmente scorretto eludere. La prima attestazione del toponimo Franzacurta, riconducibile all’attuale Franciacorta, è documentata negli Statuta Communis Civitatis Brixiae del 1277. Su questo punto non si discute; è fattuale. Negarlo equivarrebbe a sostenere che la Champagne dei cugini francesi non sia una regione, ma soltanto un vino.
Mauro Ferrari





