Il 2026 segna il 150° anniversario della fondazione della Scuola d’Arti e Mestieri Francesco Ricchino, una delle istituzioni più significative della nostra città. Domenica 8 marzo, in una mattinata densa di emozioni e ricordi, la scuola ha celebrato questa importante ricorrenza (che proseguirà con una serie di eventi nei prossimi mesi) con la partecipazione di autorità politiche e religiose, degli allievi, dei docenti e di tutti coloro che, nel corso degli anni, hanno contribuito al suo successo e alla sua continuità. La celebrazione è iniziata con la S.ta Messa, a cui sono seguiti la consegna di riconoscimenti e il taglio del nastro per l’inaugurazione di nuovi laboratori didattici, frutto dell’impegno collettivo che ha caratterizzato la vita della scuola.
Durante la funzione religiosa, monsignor Mario Metelli ha voluto sottolineare il significato profondo della Scuola d’Arti e Mestieri, definendola una realtà che intreccia la materia e la fatica con il bello. «Un miracolo di incontro, nato per aiutare i ragazzi a imparare un mestiere», ha affermato il parroco evidenziando, non solo l’aspetto tecnico e pratico di questa istituzione, ma anche quello più profondo, che riguarda la passione per la bellezza e la qualità. «In questo contesto non vi è solo insegnamento di una professione, ma c’è passione per realizzare cose belle e di qualità. Il bello è ispirato dallo Spirito Santo; l’augurio è di continuare a coltivare la vocazione al bello e all’arte».
Un percorso lungo 150 anni
Il presidente della Scuola, Gianpietro Costa, ha poi preso la parola per ringraziare tutti coloro che, nei 150 anni di vita dell’istituzione, hanno contribuito alla crescita e al successo della scuola. «Siamo qui oggi grazie al sostegno delle Amministrazioni comunali che si sono susseguite nel tempo, alla Parrocchia e alla Fondazione Cossandi che ci hanno messo a disposizione gli ambienti, ma anche alla Regione Lombardia e alla Provincia di Brescia, oltre a tanti cittadini privati e realtà come Cogeme».
A seguire, Ivano Bianchini, storico bibliotecario, ne ha ripercorso la storia, partendo dalle difficoltà iniziali in un’Italia postunitaria, passando per le guerre mondiali, fino a giungere alla pandemia del 2020. La Scuola è nata in un contesto sociale difficile, in una Rovato rurale, dove più del 90% della popolazione era analfabeta. L’idea di creare una scuola che formasse i lavoratori era, quindi, una necessità impellente. Fu il Comune di Rovato, con una delibera dell’8 marzo 1876, a finanziare la nascita dell’istituto, che venne intitolato a Francesco Ricchino, uno dei principali allievi di Alessandro Bonvicino detto il Moretto.
Nel corso degli anni, la scuola ha attraversato alti e bassi, inclusa una crisi che, negli anni successivi alla sua fondazione, aveva portato alla sospensione del suo finanziamento. Tuttavia, fu Clemente Rivetti a risollevare l’istituto, sostenendolo economicamente e dedicandosi personalmente alla sua gestione come maestro per ben 45 anni, senza alcun compenso. Alla sua morte subentrò Gerolamo Calca e, successivamente, Giuseppe Castelvedere. «Qui si trasmette la bellezza del fare, il rispetto e il senso della pace», ha concluso Bianchini, evidenziando come la Scuola abbia continuato, anche nelle difficoltà, a mantenere saldo il suo impegno nella formazione artigianale e artistica degli allievi.
Un momento particolare della mattinata è stato l’intervento di Davide Castelvedere, nipote di Giuseppe, e docente dei corsi di disegno e pittura, che ha presentato la medaglia celebrativa ideata per l’occasione. «Richiamando le medaglie celebrative classiche dei secoli passati, ho cercato di riassumere in essa le qualità e le caratteristiche della Scuola», ha spiegato Castelvedere. «Ho scelto la figura femminile per rappresentare la bellezza, con un abito classico ma senza maniche, che vuole essere una via di mezzo tra una veste e un grembiule da lavoro, proprio per sottolineare l’operatività della nostra realtà. La donna, simbolo di bellezza e di femminilità, cammina fiera verso il futuro, in mano tiene uno stilo, simbolo dei numerosi corsi pratici offerti dalla scuola, mentre con l’altra mano ammira il progetto che tiene con sé; cammina con fierezza verso il futuro sul globo che simboleggia la realtà storica con cui la Scuola vuole essere sempre in contatto».
La consegna dei riconoscimenti
Nel corso della cerimonia sono stati consegnati attestati e medaglie a diversi docenti e ai familiari delle figure storiche che hanno fatto la storia della scuola, tra cui Aldo Caratti, Silvano Bellini, Silvio Meisso e Bruno Piardi, maestri indimenticabili di pittura, scultura e ferro, che per anni hanno insegnato con dedizione e passione.
In una celebrazione così ricca di significato, eccezionale la presenza di Sua Eccellenza Mons. Pierantonio Tremolada, vescovo di Brescia, che ha voluto intervenire per ringraziare tutti i presenti per il lavoro svolto nel corso degli anni. A lui è stato donato un quadro raffigurante la maternità, realizzato con la tecnica dell’affresco, e una penna fatta con pietra di Sarnico, anch’essa costruita all’interno dei laboratori della scuola. «Il valore di una realtà come questa – ha detto il vescovo – si comprende quando si incontrano le persone. La bellezza è legata al sapere. La bellezza del saper fare la si coglie proprio nell’atto della realizzazione di un’opera».
Il sindaco di Rovato, Tiziano Belotti, ha sottolineato l’importanza della Scuola d’Arti e Mestieri per la comunità. «Il presidente Costa è una persona in gamba, umile e laboriosa che ha saputo far crescere molto questa realtà», ha affermato aggiungendo: «Sono molto orgoglioso di questa Scuola, perché ha sempre dato tanto ai cittadini». All’Amministrazione e, singolarmente a tutti gli assessori, è stato consegnato un attestato come riconoscimento per il sostegno sempre ricevuto.
Anche Giacomo Fogliata, presidente di Cogeme, ha voluto esprimere il suo sostegno e la sua vicinanza alla Scuola: «Cogeme e Fondazione Cogeme continueranno a sostenere questa realtà che è così importante per il nostro territorio». Margherita Peroni, del Movimento Cristiano Lavoratori ed ex assessore regionale, ha evidenziato il valore dell’umiltà con cui la Scuola prosegue il suo lavoro: «Dobbiamo coltivare e insegnare il senso dell’impegno duraturo, portato avanti con gioia. Due i valori da tenere presente: la memoria e la gratitudine verso chi ci ha preceduto», ha affermato.
Infine, l’assessore regionale all’Istruzione, Formazione e Lavoro, Simona Tironi, ha ricordato il valore insostituibile del “saper fare” in un’epoca sempre più segnata dall’automazione e dall’intelligenza artificiale: «Oggi l’intelligenza del saper fare è qualcosa che nessuno ci porterà mai via, e questo esprime il grande valore delle persone».
La scuola e il futuro: i nuovi progetti
L’intervento di Eugenio Massetti di Confartigianato ha messo in evidenza il ruolo sempre più fondamentale della Ricchino per il futuro dell’artigianato. Grazie a una recente collaborazione, infatti, la scuola è stata segnalata come una realtà eccellente che rappresenta non solo la tradizione artigiana, ma anche il passaggio generazionale che spesso viene a mancare. Massetti ha annunciato che il 19 aprile, al Ministero delle Imprese, si terrà la festa finale del Made in Italy, durante la quale saranno premiate le realtà più significative del settore, e la scuola Ricchino avrà un posto di rilievo tra le realtà artigianali bresciane.
Al termine degli interventi sono stati inaugurati i nuovi laboratori di Orologeria, Iconografia e Arte orafa, situati in una nuova ala della scuola completamente ristrutturata dagli allievi stessi, simbolo della continua evoluzione di questa straordinaria realtà. Al termine della cerimonia, un conviviale buffet ha intrattenuto i presenti con l’immancabile taglio della torta del 150°.
Emanuele Lopez





