Giovedì 27 agosto 2026

Onore alla memoria: una nuova edizione di “Warwàrowka – Alzo Zero” del Conte Terzi

Raro audiolibro in LP 33 giri

Nella sala consiliare del Palazzo Municipale, un pubblico numeroso e partecipe ha assistito alla presentazione della nuova edizione di Warwàrowka Alzo Zero, l’opera del Conte Ottobono Terzi. In questo libro – uno dei più intensi diari della campagna di Russia – l’autore restituisce, con umanità partecipe e rigore di cronista, la voce di quegli italiani travolti dalla bufera del fronte orientale durante la Seconda guerra mondiale. Il suo sguardo, lucido e talvolta graffiante, ha trasformato la tragedia collettiva in una testimonianza di coraggio e dignità. Pubblicato per la prima volta nel 1963 dalla Società Editrice Vannini di Brescia, il volume è divenuto nel tempo una rarità bibliografica, ristampato solo da Longanesi nel 1970 e nel 1974. Ne esiste anche un prezioso audiolibro in formato LP, letto da Gianni Colla del Teatro Colla di Milano. La nuova edizione – arricchita da un’ampia ricerca storica di Ivano Bianchini sul ruolo e sull’importanza degli Alpini nella comunità rovatese e nella storia nazionale – giunge in coincidenza con il centenario di fondazione del Gruppo Alpini di Rovato, un anniversario che si fa atto di memoria condivisa più che semplice ricorrenza.
Terzi, che visse in prima persona la tragedia della campagna di Russia tra il novembre 1942 e il febbraio 1943, narra con un realismo asciutto e intensissimo la disperata ritirata dall’“inferno bianco”, dove oltre ottantamila soldati italiani trovarono la morte. Warwàrowka – dal nome del villaggio russo di Varvarovka, teatro di aspri combattimenti nei pressi di Nikolaevka – diventa il simbolo di quella estrema lotta per la sopravvivenza e per la dignità umana. Il sottotitolo Alzo Zero allude al tiro diretto dell’artiglieria, ma anche, in senso metaforico, a una condizione limite in cui l’uomo si trova costretto a resistere senza difese, con il solo coraggio come scudo.
Come ufficiale del Reggimento di Artiglieria a Cavallo di Milano – le celebri Voloire – Terzi partecipò all’epopea tragica della ritirata dal Don a Nikolaevka con la colonna della Tridentina. Assistette al sacrificio degli alpini della Morbegno, degli artiglieri del Bergamo e delle batterie a cavallo di Varvarovka, dove i reparti italiani affrontarono una lotta disperata contro i carri armati sovietici. Se la Tridentina riuscì ad aprirsi la via della salvezza, fu grazie a coloro che a Varvarovka seppero attirare su di sé la minaccia dei T-34, salvando così il grosso della colonna.
L’incontro, organizzato dalla Città di Rovato e dalla Biblioteca Comunale “Cesare Cantù”, in collaborazione con il Gruppo Alpini di Rovato, si è aperto con il saluto del sindaco Tiziano Belotti, che ha richiamato il valore della memoria come fondamento della comunità e garanzia di libertà: “Abbiamo deciso di ristamparne mille copie perché il volume, una testimonianza importantissima scritta in prima persona dal nostro concittadino, era scomparso dalle biblioteche. Si tratta di un libro capace di fondere la precisione del testimone diretto con la lucidità dello storico e l’intensità del narratore”. È seguito l’intervento di Giampietro Corsini, capogruppo degli Alpini di Rovato, che ha ricordato il legame profondo tra il corpo e la cittadinanza, fondato su disciplina, lealtà e spirito di servizio. Momento di particolare intensità è stato quello dell’intervento di Giuliano Terzi, figlio dell’autore, che ha rievocato con sobrietà e commozione il significato umano della testimonianza paterna. “I colori della copertina sono il rosso, il bianco e il nero: il rosso come il sangue dei soldati caduti in Russia, il bianco della neve e il nero della lunga colonna in ritirata – ha raccontato -. Mio padre percorse 250 chilometri a piedi: dal fronte sulla sponda occidentale del Don fino all’isba dove ricevette le prime cure, e poi ai vagoni che lo condussero a Kharkiv, nell’ospedale militare. Consiglio ai giovani di leggere questo libro, per capire davvero che cosa sia la guerra e quali orrori porti con sé”.

Giuliano Terzi, che all’epoca era soltanto un bambino, ricorda ancora il giorno in cui, nel 1963, suo padre decise di mettere per iscritto la propria esperienza. A coronamento del suo coraggio non mancarono i riconoscimenti ufficiali: la medaglia di bronzo al valor militare, ricevuta nel 1952, e la croce al merito di guerra, conferita nel 1963. Ottobono Terzi mantenne sempre un legame profondo con il gruppo Alpini di Morbegno, presente anche alla serata di giovedì in Comune. Fu lui, nel 1974, a impegnarsi perché due cannoni 76/55 MK1 venissero collocati presso il monumento ai Caduti sul Monte Orfano, a suggello dell’omaggio eterno al sacrificio dei soldati. La serata si è conclusa in un clima di profonda emozione, suggellata da un lungo applauso alla memoria del Conte Ottobono Terzi e dei soldati dell’ARMIR. Un incontro che ha saputo unire passato e presente, storia e identità, rinnovando la certezza che la memoria, come il dovere, non conosce tramonto.

Mauro Ferrari

Condividi l'articolo

Articoli correlati, altro dall'autore

Gli articoli più letti