Una serata goliardica che sfida il tempo e il bon ton, animata da uno spirito solidale. A Villachiara anche quest’anno la Festa del papà non si è celebrata solo con bignè e lavoretti scolastici, ma anche con la leggendaria “Festa dei cornuti”, una cena di 100 uomini, molti dei quali orceani, finita con un’offerta di 1000 euro all’associazione volontari del paese. Mentre il resto del mondo il 19 marzo si scambia auguri formali, questo borgo della Bassa bresciana a due passi da Orzinuovi, da cinquantotto anni a questa parte, ha trasformato l’ironia in un rito collettivo irrinunciabile.
Il nome della festa nasce da un’intuizione tanto semplice quanto irriverente: se è vero che “mater semper certa est”, sull’identità del padre la storia si fa più sfumata. In questo spirito, ogni papà di Villachiara e dintorni si sente un “potenziale cornuto” e sceglie di esorcizzare il dubbio con una risata colossale. “È proprio questa filosofia dell’autoironia – ci spiega uno degli organizzatori, Geo Favalli – a spingere decine e decine di persone anche orceane a iscriversi con entusiasmo ogni anno alla “Festa dei cornuti”, dove nessuno si prende troppo sul serio e il divertimento è l’unica regola certa”.
Tutto ebbe inizio nel lontano 1968 a Quinzano, quando il villaclarense Giacomo Favalli e altri sei pionieri dello spirito decisero di dare un calcio alla seriosità il venerdì precedente la Festa del papà. Quella che era nata come una tavolata ristretta di sette persone, con il passare dei decenni è diventata un’istituzione. Oggi il testimone è passato nelle mani del figlio di Giacomo, Geo, che insieme a Oscar Gentili, Fausto Perletti e Andrea Bellini — un quartetto di organizzatori tra i 50 e i 57 anni — tiene vive le redini di un evento che non smette di crescere.
Se un tempo la festa contava quaranta o cinquanta fedelissimi riuniti alla pizzeria San Giorgio di Villachiara, l’avvento dei social ha fatto esplodere le adesioni da tutta la provincia e non solo, costringendo il trasloco da cinque anni a questa parte all’osteria Porto d’Oglio di Villachiara. Quest’anno il successo è stato travolgente: prenotazioni chiuse a quota cento con dieci giorni d’anticipo, attirando partecipanti dai 25 agli 89 anni provenienti da Orzinuovi, Borgo San Giacomo e dintorni. Anche il calendario ha dovuto piegarsi: solitamente fissata per il venerdì precedente la ricorrenza, per impegni organizzativi la cena si è tenuta il venerdì successivo, senza perdere un grammo del suo fascino.
Il menù, solido come la tradizione, ha visto sfilare tre primi e tre secondi bagnati dal vino della casa, facendo da cornice all’evento clou, l’elezione del presidente dei cornuti. Per l’edizione 2026, la corona di “re della serata” è finita sulla testa di Anthony Boselli, trentenne di Villachiara che ha meritato il cappello con le corna dopo essere diventato papà da pochissimo. Tra i presenti, a testimoniare il valore sociale dell’evento, non è mancato il vicesindaco di Villachiara, Elvio Bertoletti. A essere incoronato anche lo “zio Mario Favalli”, ora 89enne, l’unico ancora in vita tra i fondatori della tradizione.
Ma dietro lo spirito goliardico, che trascina la serata fino alle quattro e mezza del mattino, pulsa una grande generosità. La lotteria legata alla festa, animata da uova di Pasqua, bottiglie e premi offerti da imprenditori locali, ha permesso di raccogliere circa 1000 euro. Una cifra che supera gli 800 euro donati l’anno scorso all’associazione “Un raggio di sole per Marty” e che quest’anno è stata interamente consegnata all’associazione dei Volontari villaclarensi, che opera a sostegno degli anziani del paese.
Ridere insieme per aiutare insieme. Alla fine della festa, la vera vittoria resta quella di una comunità che sa prendersi gioco della vita, sempre pronta però a tendere la mano a chi ne ha bisogno.
Silvia Pasolini





