Giovedì 15 ottobre 2026

Cappotto no!

LETTERE AL DIRETTORE

Egregio Direttore,

i cittadini di Manerbio sono preoccupati per una scelta che rischia di cancellare per sempre uno degli scorci più identitari della nostra città. Nei prossimi mesi la Scuola Materna “Marzotto” di via Verdi sarà oggetto di un intervento di efficientamento energetico da 460.000€. Fin qui nulla di male: i nostri bambini meritano aule calde e sicure. Il problema è come si vuole intervenire: il progetto prevede l’“isolamento termico verticale”, ovvero un cappotto esterno che andrà a coprire la storica facciata in mattoni a vista. Quella facciata non è un dettaglio. È sorella del vicino palazzo dell’ex Dopolavoro, è parte del disegno urbano che la famiglia Marzotto lasciò a Manerbio. È architettura industriale del ‘900, semplice ma dignitosa, che racconta chi eravamo. Coprirla con un intonaco anonimo significa omologarla a un qualsiasi condominio di periferia. Significa dire ai nostri figli che la bellezza e la memoria non contano, conta solo spendere i fondi PNRR prima che scadano. Possibile che la Soprintendenza abbia avallato un simile intervento? Se la scuola non ha un vincolo diretto, temiamo di sì. Ma possibile che il Comune di Manerbio, custode di quel patrimonio, non abbia chiesto alternative? L’isolamento interno esiste, costa poco di più, salva la facciata e prende gli stessi incentivi GSE. È solo questione di volontà. Un cappotto su mattoni pieni è anche un errore tecnico: il muro smette di traspirare, si formano condense e tra dieci anni ci troveremo con i mattoni sfarinati dietro e il cappotto crepato davanti. Avremo buttato 460.000€ e perso la storia. Chiediamo quindi a tutti i cittadini sensibili di dare voce a questa preoccupazione. Chiediamo ai manerbiesi di andare a vedere quella facciata, oggi, e di immaginare domani un parallelepipedo giallino al suo posto. Chiediamo pertanto all’Amministrazione di fermarsi un attimo e valutare la variante con isolamento interno e restauro conservativo. I fondi ci sono, il tempo per una modifica pure. Manerbio ha già perso tanto: una fiorente grande industria tessile, cascine, negozi. Non perdiamo anche la faccia. Quella in mattoni, della nostra Scuola Marzotto. Chiediamo che con questa lettera si accenda un riflettore su questo scempio prima che arrivino le impalcature. Chiediamo ai consiglieri comunali, di maggioranza e opposizione, di andare a guardare quella facciata e di dire pubblicamente se hanno il coraggio di firmare la sua condanna a morte. Chiediamo ai manerbiesi di non girarsi dall’altra parte. Perché una città senza memoria è solo un dormitorio. E Manerbio non se lo merita.

Luigi Andoni e altri anzini di Manerbio

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