Uno studio sui fiordi, che di fatto cambia la visione degli oceani, è stato di recente pubblicato su Nature Communications, prestigiosa rivista scientifica inglese del gruppo Nature. A realizzarlo è un team di ricercatori internazionali tra i quali il monteclarense Tobia Politi, classe 1988, da due anni in attività presso l’Università svedese di Göteborg. Il testo analizza in particolare le ricadute circa il bilancio dell’azoto e della capacità degli oceani di immagazzinare carbonio. “I fiordi – si legge nella ricerca – sono ambienti noti per i loro paesaggi spettacolari e si confermano anche veri e propri “hotspot” naturali: contribuiscono infatti fino al 18% dell’interramento totale di azoto nei mari del pianeta. Abbiamo investigato 14 di essi in diverse aree del mondo con diverse navi oceanografiche raccogliendo tracce di sedimento dal fondale marino, successivamente incubate in condizioni simili a quelle naturali, per analizzare il comportamento dell’azoto, se cioè venisse rilasciato nell’acqua o trattenuto nei sedimenti. I risultati mostrano che proprio l’interramento nei sedimenti costituisce il principale meccanismo di accumulo (o sequestro) di azoto nei fiordi, superando processi microbici che rilasciano verso la colonna d’acqua finora considerati dominanti. Il cambiamento climatico potrebbe però alterare questo equilibrio: il riscaldamento globale rischia infatti di aumentare sia la produttività primaria favorendo l’interramento di azoto sia l’attività microbica intensificando le perdite”. Lo studio è corredato da grafici e immagini che documentano con dovizia di particolari l’attività di ricerca. Nello specifico Politi ha partecipato a diverse spedizioni, nei fiordi di Norvegia, Svezia e Islanda recuperando e analizzando successivamente i campioni scientifici. La pubblicazione su Nature Communications è solo l’ultimo dei brillanti risultati conseguiti dal ricercatore monteclarense, il cui progetto proprio sul cambiamento climatico in Artico ha ottenuto nei mesi scorsi un finanziamento da ben 600 mila euro erogato dallo Stato svedese e che lo porterà dal 25 luglio al 23 agosto prossimi nelle fredde terre del Nord Europa, nelle isole Svalbard, con uno staff di una quindicina tra colleghi e studenti. “Ho assunto una nuova ricercatrice – ci aggiorna – che mi seguirà per i prossimi due anni, e ho avviato un’ulteriore collaborazione con l’Università “La Sapienza” di Roma e il Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche) di Pisa. Siamo in fase di pianificazione della spedizione e stiamo cercando di gestire la logistica: non è facile incastrare tutte le attività, tra quelle a Ny-Ålesund, con i norvegesi a Longyearbyen e la cruise con i polacchi. Bisogna coordinare i voli, il trasporto del materiale, trovare piccole navi per i vari servizi e fare in modo che l’intero lavoro con i diversi gruppi sia compatibile nonché chiedere permessi e naturalmente evitare di spendere cifre esorbitanti. Insomma, tutto è impegnativo ma estremamente stimolante”, conclude Politi che nel novembre 2027 partirà da Città del Capo direzione Antartide dove si fermerà per circa un mese a bordo di una rompighiaccio. L’obiettivo, tramite l’analisi dei sedimenti più profondi a oltre 4mila metri di profondità, è verificare se anche questi siano responsabili del rilascio di gas a effetto serra.
Federico Migliorati





