C’è una montagna che non è solo paesaggio, ma memoria e silenzio che parla alla nostra interiorità. È questa la montagna che Pietro Treccani, poeta, musicista, storico ed ex docente di origini monteclarensi, porta al centro della sua nuova raccolta “Quaderno montano”, pubblicata nei giorni scorsi da Aletti Editore e impreziosita dalla prefazione dello scrittore italo-libanese Hafez Haidar, già candidato al Nobel per la Letteratura e per la Pace. L’opera è un viaggio in versi attraverso vette incontaminate, boschi che custodiscono storie e sentieri che diventano metafore di vita. Una poesia che non descrive soltanto, ma abita la montagna: la ascolta, la interroga, la restituisce come spazio interiore prima ancora che geografico. Treccani affonda la sua scrittura in un rapporto intimo con la natura. Nei suoi versi la montagna è rifugio e rivelazione, luogo dove il tempo rallenta e l’essenziale torna a farsi visibile. I “lunghi silenzi” e le “vette incontaminate”, come sottolineato nella presentazione, diventano materia poetica, ma anche invito a una forma di attenzione più profonda, quasi meditativa dell’ambiente che si riflette nella propria interiorità. La dedica ai nipoti non è solo un dettaglio affettivo, ma una chiave di lettura della scrittura del poeta: “Quaderno montano” è un passaggio di testimone, un modo per consegnare alle nuove generazioni un patrimonio di sguardi, di radici, di stupore, di conoscenza della Storia e di se stessi. La montagna diventa così un’eredità simbolica, un luogo che educa alla lentezza, alla cura, alla memoria. Poeta, musicista, insegnante: Treccani porta nella sua scrittura la sensibilità di chi conosce il ritmo, l’ascolto, la parola che si fa gesto. Le sue origini monteclarensi e la vita a Calvisano si intrecciano in un percorso artistico che continua a dialogare con il territorio, restituendogli profondità e bellezza. “Quaderno montano” non è solo una raccolta di poesie: è un invito a salire, a guardare dall’alto senza perdere il contatto con la terra. Un libro che parla a chi ama la montagna, ma anche a chi cerca un luogo — reale o simbolico — dove ritrovare se stessi.
Marzia Borzi





