Giovedì 27 agosto 2026

In ricordo di Mandela, un amico di tutti

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Il nostro amico Mandela se n’è andato, traslocato più che morto, ti pare di incontrarlo lì, da un momento all’altro, sotto i portici, in un gruppetto di amici selezionati, anche se tutto il paese gli ha voluto bene. Era venuto da Melzo ed è stato sepolto a Crema, suo figlio ha desiderato averlo vicino al camposanto, gli anni di distacco erano stati diversi, uno si sposta, l’altro non capisce fin quando il giovane Daniele si trova un fiume di persone in visita davanti alla bara del padre e allora si chiede, lui chi era, io e non solo io non lo abbiamo tradotto come si doveva e qui a Orzinuovi, invece, ha trovato un paese come se fosse il suo.

Mandela era una specie di soprannome, lui si chiamava Loris Zanin del 1953 e si portava dietro e dentro una malinconia soave, un’idea di pace nonostante i dolori di una malattia severa durata anni e nonostante il distacco dalle origini e le curve ad U dell’esistenza che succedono a tutti, ad uno in un modo e all’altra in un altro. Non raccontiamoci bugie, diciamoci la verità. ognuno tratta, ogni giorno, con il proprio dramma.

 Mandela si portava dietro il suo tributo di lacrime nella valle di lacrime che è la nostra vita e per istinto Orzinuovi lo ha iscritto all’anagrafe sua, non era un forestiero, diventava, anno dopo anno un personaggio permanente della vita orceana .

Daniele ha conosciuto il padre più in queste ore che in tanto giorni alternanti, ha visto la partecipazione di centinaia di persone e Sandro Battaglia, forse l’amico maggiore di tutta Orzinuovi gli ha spiegato chi è stato suo padre Mandela qui da noi.

Tanti milionari non hanno un abbraccio così denso e così sincero e lui sempre con problemi di salute e di tirare avanti ha avuto una corona di anime a intestargli una preghiera, a offrirgli un testo autentico nel segno di croce largo e mai nascosto in un riassuntino gestuale di una mossetta e via. Per dichiarare: sì, caro Mandela, tu sei stato un amico mio anche se non lo sai e i motivi li riconosco nel tuo modo piccolo ma grande di stare al mondo: umiltà, povertà orgogliosa, amicizia e pace.

Qualcuno ti aveva chiamato Mandela per la ragione che tu appena possibile citavi quel bravo uomo del Sud Africs amico dei diritti dei poveri e dei decapitati dal razzismo. E poi Mandela era un uomo di pace e tu, Mandela – mi spiega bene ancora Sandro – eri un uomo di pace. Quando si alzavano i toni, in un bar, nella piazza, sui tanti luoghi di lavoro passati da te, al kaluà, nelle mille stanze da imbiancare, nei cantieri di molta Lombardia, nei giorni della disoccupazione, allora incitavi a calmarsi, che non aveva senso litigare, che andava cercata la via del capirsi, dell’incontro. Per questo hai sempre ammirato chi conosceva tante parole, aveva studiato tanti libri, perché, pensava, loro hanno a disposizione le armi del ragionamento e quindi possono dare e mettere pace. E invece non è così, amico mio

E poi eri un uomo di grande semplicità, conoscevi le generazioni delle giovinezze e nessuno ti girava le spalle.

Ho saputo come te ne sei andato, il dolore e infine, di nuovo, una specie di pace che ti ha avvolto. Non diventavi matto per nessuna chiesa, però pregavi madre Teresa di Calcutta nel ritratto della tua casa.

Noi verremo a pregare in un camposanto forestiero che sembrerà anche il nostro, se abbiamo imparato la lezione che gli spazi sono della persona e non il contrario. 

Caro Mandela Loris Zanin ti sia lieve la terra e non dubitare che il cielo lì è lo stesso cielo di qui e quando parliamo, tu entri spesso nei nostri discorsi, da vivo e da come sei adesso. 

Tonino Zana

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