Martedì 13 ottobre 2026

Due chiacchiere con: Davide Perazzi; dal basket bresciano all’Europeo Over 45

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Davide Perazzi, 203 centimetri di altezza, ruolo centro, classe 1981, è uno dei volti più esperti della “Pallacanestro Rovato”. Una carriera lunga 28 stagioni nei campionati lombardi e, oggi, una nuova avventura: la convocazione nella Nazionale Italiana FIMBA Over 45, impegnata tra fine giugno e primi di luglio negli Europei di Atene.

Lo abbiamo incontrato per farci raccontare la sua storia e questo nuovo capitolo sportivo.

Davide, partiamo dall’inizio: cos’è FIMBA e come sei arrivato alla Nazionale Over 45?

«La FIMBA è una federazione internazionale che organizza competizioni per giocatori “over”, dai 40 anni in su, con categorie che avanzano ogni cinque anni: Over 40, Over 45, Over 50 e così via. È un movimento enorme, in crescita, con Europei, Mondiali e tornei continentali. All’inizio era quasi un ritrovo tra appassionati, oggi invece ci sono vere nazionali, allenatori, selezioni e giocatori di altissimo livello, anche ex Serie A o Eurolega. Io sono stato convocato nella categoria “M45”, quella dei 45‑49 anni. Sono dell’81, quindi sono il più giovane del gruppo.»

N.d.r.: FIMBA è la Federazione Internazionale di MaxiBasket. È l’unica federazione a livello mondiale riconosciuta. È presente in tutti e 5 i continenti ed ha branche nazionali in 72 paesi. Dal 1978 organizza Campionati Continentali e Mondiali (fonte: www.italiamaxibasket.it ).

Che tipo di competizione vi aspetta ad Atene?

«L’Europeo si giocherà dal 26 giugno al 5 luglio. Ci saranno gironi, tre partite iniziali e poi quarti, semifinali e finale. La nostra squadra è forte, ma anche Grecia, Spagna e Germania hanno roster di livello. È una competizione vera, intensa, con giocatori preparati. L’obiettivo? Portare a casa una medaglia, ovviamente».

Parliamo di te: come nasce la tua “carriera” nel basket?

«Ho iniziato tardi, a 16 anni. Ero andato all’oratorio a fare due tiri, uno mi vede alto due metri e mi dice: “Ma cosa fai a calcio? Vieni a provare basket”. Da lì non ho più smesso. A 18 anni ero già in Serie B a Montichiari, con la New Wash: allenamenti tutti i giorni, un ambiente professionale che mi ha formato tantissimo. Poi ho girato tutta la provincia: Gardone Valtrompia, Coccaglio, Desenzano, Valtrompia, Asola, Cus Brescia, Lumezzane, Mazzano… 28 stagioni in totale. Ho sempre lavorato e giocato insieme, perché per me il basket è una passione, non un mestiere».

Come sei arrivato alla Pallacanestro Rovato e che realtà hai trovato?

«Sono arrivato l’anno scorso quasi per scherzo, perché mi hanno “tirato dentro” gli amici. Ma dal primo allenamento è scattata la scintilla. Rovato è una piccola realtà, ma con idee chiare: crescere senza voli pindarici, costruire dal settore giovanile, lavorare con metodo. L’anno scorso abbiamo fatto un grande campionato, arrivando ai playoff. Da un gruppo eterogeneo siamo diventati una squadra vera. E senza Rovato, senza allenarmi qui, probabilmente non sarei arrivato alla Nazionale.»

Come vedi oggi il mondo del basket dilettantistico?

«Lo sport in sé è sano: disciplina, impegno, rispetto. Ma l’organizzazione dei campionati è sempre più complicata. Aumentano costi, trasferte, burocrazia. Per società che vivono di passione e sponsor diventa difficile. Bisognerebbe semplificare, non complicare. Ma nonostante tutto, il basket resta uno sport bellissimo e formativo».

Un messaggio ai ragazzi di Rovato e ai tifosi?

«Spero che sempre più giovani si avvicinino al basket. È uno sport che ti dà tanto, dentro e fuori dal campo. A settembre ricominceremo: venite a vedere le partite, l’ingresso è gratuito e la squadra rappresenta il vostro paese. Noi ci mettiamo tutto l’impegno possibile. E chissà, magari tornerò da Atene con una medaglia».

Emanuele Lopez

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