Venerdì 28 agosto 2026

Franciacorta, un nome conteso tra storia e diritto

Mappa Franciacorta del 1655

La recente decisione del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, che ha accolto il ricorso del Consorzio Franciacorta contro il Comune di Rovato, ha riacceso un dibattito tutt’altro che secondario: Franciacorta è solo una denominazione vinicola o anche un toponimo storico?
Al centro della vicenda c’è il diniego alla registrazione del marchio “Franciacorta, la magnifica città”, titolo di una rassegna culturale promossa dal Comune di Rovato senza finalità di lucro. Secondo il Ministero, facendo proprie le argomentazioni del Consorzio, “Franciacorta” sarebbe esclusivamente una denominazione protetta e non “tecnicamente” un toponimo. Una tesi che, tuttavia, entra in conflitto con numerosi dati storici.
Il toponimo “Franzacurta” compare infatti già nel 1277 negli Statuti di Brescia, come riportato dallo stesso disciplinare DOCG del Franciacorta. Nel corso dei secoli, la Franciacorta è stata chiaramente identificata come ambito territoriale, con confini amministrativi più o meno definiti. Un documento fondamentale è la ducale del 1426 del doge Francesco Foscari, che elenca i comuni appartenenti alle quadre di Gussago e Rovato. Quest’ultima, in particolare, ricopriva un ruolo centrale, tanto da essere riconosciuta come “caput quadrae”, come attestato anche da atti catastali settecenteschi.
La distinzione tra Franciacorta storica e area del disciplinare vinicolo è spesso fonte di equivoci: se alcuni comuni oggi rientrano solo parzialmente nel DOCG, dal punto di vista storico fanno integralmente parte della Franciacorta. Ridurre il nome a un mero brand enologico rischia quindi di semplificare – se non cancellare – una stratificazione secolare di storia, geografia e identità locale.
Non si può negare che la notorietà internazionale del nome Franciacorta sia legata al successo del vino, merito indiscusso dei produttori. Tuttavia, rivendicare l’uso esclusivo del termine solleva interrogativi, anche alla luce del passato. Come fa notare anche Emilio del Bono, per quanto l’esperienza delle attività enologiche sia virtuosa ed abbia beneficiato il territorio con prestigio e lavoro, non possiamo ridurre l’identità di un territorio costruito in secoli ai soli ultimi decenni di esistenza.
La questione, allora, va oltre una disputa legale. In altri Paesi, come la Francia, consorzi e istituzioni collaborano nella promozione integrata dei territori, generando la capacità di valorizzare prodotti, storia e paesaggio insieme. In Franciacorta, invece, il rischio è quello di una frammentazione che oppone tutela del marchio e patrimonio culturale. Come se le due anime di questa preziosa realtà dovessero necessariamente entrare in collisione.
Difendere una denominazione è legittimo; espropriare un nome dalla sua dimensione storica e geografica no. La Franciacorta non nasce con il vino: il vino nasce in Franciacorta. Ed è forse da questa consapevolezza condivisa che dovrebbe ripartire il confronto.
Senza entrare nelle dinamiche politiche o commerciali che si possono celare dietro questa disputa e che ignoro totalmente, ho sentito il dovere personale di espormi. Perché il patrimonio culturale va difeso da ogni cittadino, in primis da coloro che lo studiano e ne comprendono il valore. Spero vivamente che il Consorzio, o i produttori che ne fanno parte, si rendano conto che tutta questa faccenda è un enorme autogol (per loro ma anche per il territorio). Siamo bresciani, gente che si perde poco in chiacchiere, perciò confido che la questione possa risolversi con un po’ di buonsenso.

Alberto Fossadri

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