A guidare la sezione Storia del Premio Internazionale Franciacorta è anche quest’anno Gabriele Archetti, professore ordinario di Storia medievale all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia. Figura di riferimento della ricerca storica italiana, Archetti è affiancato da una commissione composta da Claudio Azzara, ordinario di Storia medievale all’Università di Salerno, e Luigi Mariani, associato di Agronomia all’Università degli Studi di Brescia.
Oltre all’attività accademica, Archetti dirige il Centro Italiano di Studi Longobardi, è conservatore del Museo Giovanni Piamarta di Brescia, membro del Consiglio scientifico delle Edizioni Studium e presidente della Fondazione Cogeme ETS. Con circa trecento pubblicazioni tra monografie e saggi, rappresenta una delle voci più autorevoli nello studio della storia medievale e nella valorizzazione del patrimonio culturale del territorio.
Professore, in che modo la collaborazione con Fondazione Cogeme ha ridefinito identità e obiettivi del Premio Franciacorta?
«L’impegno della Fondazione Cogeme al Premio internazionale Franciacorta è recente. È stato assunto lo scorso anno per dare un profilo più “istituzionale” all’iniziativa, legandola al territorio attraverso la Fondazione stessa, che è espressione della storica società Cogeme di Rovato, a sua volta partecipata da un cospicuo numero di comuni della Franciacorta. Alcuni sindaci ci hanno chiesto questa collaborazione e volentieri abbiamo avviato una più stretta sinergia con la vulcanica Mariuccia Ambrosini, promotrice del Premio e presidente dell’Associazione “In vino Veritas”. La storia viene valorizzata sia nella sua dimensione territoriale sia in quella universale. Vengono premiati studi dedicati alla realtà locale quando particolarmente meritevoli, ma l’attenzione è rivolta soprattutto alle vicende che accomunano le comunità nel tempo. Conoscere la propria storia significa comprendere il presente e costruire uno sviluppo sostenibile, evitando che siano altri a decidere il futuro di un territorio».
Quali criteri guidano la commissione nella valutazione dei saggi e in che modo viene valorizzata la storia locale?
«La commissione del Premio è composta e presieduta da importanti docenti universitari che conoscono bene nei loro settori le tendenze in atto e il panorama della produzione scientifica. Sanno quindi come muoversi di fronte alla varietà dei saggi che sono chiamati a valutare. Tra i criteri adottati vi sono l’originalità, la novità, lo stile, il metodo e la sede editoriale. Un occhio di riguardo è per i contributi di “storia locale”; non si tratta però di un vincolo, è piuttosto un invito a studiare realtà vicine».
Come valuta oggi l’interesse verso la storia della Franciacorta?
«Negli anni scorsi la Franciacorta è stata al centro di un vivace interesse culturale grazie al contributo di studiosi come don Gianni Donni, Gianni Castellini, il dottor Cuccia e di numerose iniziative di ricerca, alle quali io stesso ho partecipato. Oggi la storia sembra aver ceduto il passo all’informazione immediata, destinata a essere rapidamente consumata e dimenticata. Tuttavia, proprio questa velocità genera nelle persone più attente, e anche nei giovani, il bisogno di una conoscenza più solida e documentata. È in questo contesto che la storia torna progressivamente a riconquistare il proprio spazio di sempre. Basta solo pazientare».
Quale ruolo può avere la ricerca storica nel rafforzare la consapevolezza civica della comunità?
Non c’è consapevolezza civica, patria o identitaria senza storia, senza rendersi conto cioè che la realtà che viviamo è espressione di decisioni, di intenzioni e scelte fatte a monte. Come dico ai miei studenti: “la storia è come il papà e la mamma, sta prima di noi, non li possiamo scegliere”. Conoscere da dove veniamo è importante per sapere perché siamo in un certo modo e non in un altro, ma anche che alcune cose non potremo mai farle ma avremo spazio per farne altre. Non è un limite ma una consapevolezza strategica. Una buona ricerca storica affina tutto questo e ci attrezza per la vita di tutti i giorni. Non fornisce soluzioni ai problemi immediati ma allena il cervello a muoversi con elasticità di fronte al divenire temporale in cui siamo immersi. La ricerca storica non offre soluzioni immediate ai problemi quotidiani, ma educa a leggere il cambiamento con spirito critico e flessibilità. In questo è più preziosa dell’intelligenza artificiale!».
Quest’anno ha guidato nuovamente la Commissione Storia: come si svolge il lavoro di valutazione dei saggi e in che modo il Premio contribuisce alla valorizzazione culturale della Franciacorta?
«La valutazione dei saggi segue un percorso condiviso: dopo una prima analisi collegiale, ogni commissario esprime una valutazione secondo parametri prestabiliti e viene premiata l’opera migliore. Lo stesso metodo è adottato dalle altre sezioni, nel rispetto delle rispettive specificità disciplinari. Di premi letterari ne esistono tantissimi, tutti più o meno importanti e con una loro storia. Nel caso della Franciacorta, farlo crescere con l’apporto delle sue istituzioni più rappresentative è un modo non banale di promuovere una terra, di farla apprezzare e tutelarla per il futuro. La bella intuizione avuta dalla presidente Ambrosini può diventare così un ulteriore punto di forza per raccontare il significato e la storia di un territorio. Esso non può ridursi alle bollicine, ma è grazie alle peculiarità ambientali e all’ingegno della sua gente che un vino può fregiarsi del nome della sua terra di origine».
Emanuele Lopez





