Dopo il grande successo della “Messa da Requiem” di Giuseppe Verdi, che ha incantato il pubblico nella chiesa di Santa Maria Assunta, sabato 27 aprile, presso la sala del pianoforte del Municipio, si è svolto un ulteriore evento culturale organizzato nell’ambito del Premio Internazionale Franciacorta. In questa occasione, è stato conferito il premio alla carriera al giornalista e inviato di guerra Toni Capuozzo.
Classe 1948, Capuozzo è uno dei più importanti inviati di guerra italiani, con una carriera che supera i quarant’anni e numerosi reportage nei luoghi più difficili e pericolosi del mondo, in particolare nelle zone di conflitto. Il suo stile diretto e spesso controcorrente ha caratterizzato il suo lavoro.
L’incontro, moderato da Cinzia Reboni, con gli interventi del giornalista Tonino Zana e impreziosito dalle note del maestro Giuseppe Fanciullo, è stato aperto dai saluti del sindaco Tiziano Belotti, che ha ringraziato Mariuccia Ambrosini e l’associazione “In Vino veritas” per l’alta qualità degli eventi e ha omaggiato Capuozzo, rappresentante di uno dei più importanti cronisti del giornalismo italiano.
Il consigliere regionale Diego Invernici gli ha quindi consegnato il premio alla carriera, descrivendolo come un «giornalista e inviato che ha raccontato per decenni i conflitti e le trasformazioni del nostro tempo con uno sguardo attento, umano e mai banale. Un esempio di giornalismo che va oltre la cronaca, restituendo profondità e dignità ai fatti raccontati». Il premio è stato attribuito per una carriera costruita su impegno, competenza e integrità, lasciando un segno duraturo nel tempo.
Il riconoscimento è stato seguito dalla premiazione di alcuni imprenditori franciacortini a cui sono state assegnate delle targhe per il loro impegno verso la comunità. Tra i premiati figurano Gianfranco Tomasoni (settore farmaceutico), l’imprenditore Bruno Piantoni e Daniele Cirmbelli (consulenza e pianificazione finanziaria). Le premiazioni sono state effettuate da alcune autorità presenti come il senatore Gianpietro Maffoni e la consigliera regionale di Parità Anna Maria Gandolfi.
Il giornalista bresciano Tonino Zana ha introdotto l’intervento di Capuozzo parlando del suo libro “Una piccola guerra”, pubblicato per il cinquantesimo anniversario del terremoto del Friuli del 1976, in cui l’autore racconta l’esperienza vissuta in prima persona, essendo all’epoca residente nella zona colpita.
Il 6 maggio 1976, alle 21:00, il Friuli venne devastato da un terremoto di magnitudo 6,5, con epicentro tra Gemona e Artegna. Il bilancio fu drammatico: circa 990 vittime, oltre 100.000 sfollati e la distruzione di interi paesi. Nuove scosse tra l’11 e il 15 settembre 1976 aggravarono ulteriormente la situazione (fonte Wiki).
Il libro è un’opera di memoria personale e collettiva, che racconta la notte del terremoto, la vita nelle tendopoli, la ricostruzione e i drammi delle persone. Zana ricorda come i bresciani si fossero mobilitati subito per portare aiuti: «Gli alpini bresciani in congedo organizzarono ben 11 campi di lavoro e aiutarono i civili in tutto. I friulani sono accomunati con noi bresciani per serietà, impegno e lavoro. Siamo capaci di rinascere quando cadiamo nell’abisso, reagendo con tempestiva forza e determinazione».
Capuozzo ha descritto il terremoto come una “piccola guerra”: «In comune hanno la distruzione totale, il grande numero di vittime e il dramma dei sopravvissuti, con la differenza che in una guerra puoi prendertela col nemico, in un terremoto no».
Nel suo racconto, ha sottolineato come il terremoto fosse un evento che ha segnato profondamente la sua generazione: «Il terremoto tradisce la tua fiducia, perché la terra è sempre stata un elemento di certezza. Quando trema, ti tradisce all’improvviso, in casa tua, nel posto che ritieni più sicuro». Descrive anche l’efficace risposta politica: Aldo Moro fu il primo a muoversi a livello nazionale per aiutare il Friuli, e Giuseppe Zamberletti, commissario straordinario, si distinse per la sua gestione dell’emergenza. La politica italiana, per la prima volta, superò le divisioni ideologiche e si unì per un obiettivo comune. «Fu un successo della prima Repubblica» ha concluso.
Ha ricordato che ciò che motivò i friulani a reagire fu un “sogno collettivo”: quello di tornare presto nelle case. Il motto del vescovo dell’epoca fu chiaro: “Prima le fabbriche, poi le case, poi le chiese!”. Una priorità che dimostra come il lavoro fosse essenziale per la ricostruzione e per evitare lo spopolamento. «Siamo la prima generazione che invecchia senza una guerra. Questo rende difficile per i nostri leader comprendere il vero significato della guerra» ha detto. E aggiunge: «Il terremoto e le guerre mi hanno insegnato che la normalità è preziosa. Dobbiamo imparare a quanto siamo fortunati ad avere una normalità».
Concludendo il suo intervento, ha ricordato le vittime del terremoto e l’importanza della memoria: non come semplice commemorazione, ma come un richiamo ai valori, ai dolori e alla vera solidarietà. «Esempi per tutti di vita reale umana».
Pierangelo Plebani, vice-presidente dell’associazione “In Vino Veritas”, ha chiuso l’evento sottolineando quanto la verità lasci il segno, grazie a giornalisti come Capuozzo, che la testimoniano con coraggio e passione.
Emanuele Lopez





