Tarcisio Mombelli Serina se ne è andato all’improvviso, in silenzio, senza disturbare, nella notte tra l’11 e il 12 agosto. E dire che solo qualche ora prima, insieme all’amico Sergio, eravamo a pranzo con lui in una nota trattoria del paese. Sì perché, periodicamente, Tarcisio amava invitare i suoi amici più stretti per trascorrere un paio d’ore spensierate, chiacchierando del più e del meno e dei racconti storici che avrebbe voluto pubblicare. Proprio durante quell’ultimo incontro aveva espresso il desiderio di scrivere la storia del Corpo dei Vigili Urbani di Rovato, scusandosi per il fatto che ultimamente gli riuscisse difficile prendere in mano la penna. Gli dissi di non preoccuparsi: avrei trascritto io il suo racconto, lui avrebbe dovuto solo narrare. Nessuno di noi avrebbe mai potuto immaginare cosa sarebbe accaduto di lì a poco, anche perché Tarcisio, pur con i suoi problemi di salute, aveva mangiato con gusto il suo primo piatto, accompagnato da un buon bicchiere di vino rosso.
Ricordarlo non è facile, soprattutto perché è stato prima di tutto un amico con cui ho avuto l’onore di condividere molti anni e con il quale abbiamo raccontato e pubblicato la storia, quella vera, di Rovato. Chissà quante altre memorie avrebbe potuto e voluto ancora regalarci!
La prima volta che lo incontrai andai a casa sua su indicazione di una collega, che me lo aveva presentato come una persona desiderosa di tramandare alcuni eventi storici vissuti in paese. Lo riconobbi subito: «Certo, lui era il “vigile cattivo”» – pensai tra me e me -, quello da cui noi ragazzini di 10-12 anni scappavamo quando sfrecciavamo in bicicletta per le vie del centro, ignorando bellamente cartelli e divieti. Una volta, verso le 18:00, riuscì a fermarmi proprio nei pressi del municipio per verificare se la mia bici avesse le luci funzionanti (allora a dinamo). Mi fece alzare e girare la ruota; fortunatamente le luci si accesero e, con il suo vocione perentorio, mi disse: «Se le luci funzionano, perché non le accendi? Non lo vedi che è sera?». Multa scampata…
Un piccolo aneddoto personale che ben descrive l’autorevolezza, la serietà e l’impegno profuso per tanti anni nel Corpo dei Vigili Urbani, costituito nel 1970 sotto la giunta del sindaco Carlo Cossandi e di cui fu comandante. In quel periodo non mancarono neppure atti d’eroismo: come nel famoso 31 marzo 1974 quando, durante la fiera Lombardia Carne, si scatenò una tesa manifestazione di agricoltori e allevatori. In quell’occasione intervenne con decisione e coraggio per salvare un carabiniere in borghese che, per difendersi dal linciaggio della folla, estrasse istintivamente la pistola. Tarcisio gli si scagliò contro, bloccandolo e disarmandolo, ammonendo la folla, evitando uno spargimento di sangue e facendo desistere i manifestanti dai loro intenti malevoli.
Lo conoscevano tutti e lascia un vuoto profondo: negli amici, nei familiari, nel personale comunale con cui ha sempre mantenuto i contatti e in tantissimi cittadini. Era indiscutibilmente una persona fuori dal comune. Lo ha tratteggiato con cura la nipote più giovane durante la Santa Messa di addio del 14 agosto: «Un uomo pieno di energia, con una voglia di vivere straordinaria, capace di scoprire passioni nuove e di mantenere una vitalità fuori dal comune… il nonno ha vissuto “1000 vite”, assumendo tanti ruoli e personalità, eccellendo sempre e restituendo alla comunità le storie che aveva raccolto fino all’ultimo giorno».
Sì, perché come molti sanno, ha avuto una vita avventurosa e piena: comandante del Corpo Vigili Urbani, corrispondente del Giornale di Brescia, arbitro di calcio nelle massime serie e sportivo appassionato di ciclismo, disciplina che lo ha visto vincere numerosi trofei anche in età avanzata; infine, ottimo scrittore e custode delle memorie cittadine. La sua caparbietà, la determinazione, l’immensa onestà, la sincerità e l’autorevolezza gli hanno consentito di raggiungere traguardi ragguardevoli in ogni ambito.
Dal carattere non sempre facile è stato anche un attento padre di tre figli e un marito premuroso: si è preso cura quotidianamente, nonostante i suoi quasi 96 anni, della moglie Martina, con la quale a maggio aveva festeggiato il 69° anniversario di matrimonio.
Nel corso degli anni la nostra amicizia si è consolidata, unita da quei valori autentici che emergevano sempre dalle sue narrazioni. Fin dai primi tempi mi resi conto che i suoi erano racconti veri, sinceri e mai romanzati, seppur intrisi di profondo sentimento poiché vissuti in prima persona. Storie che meritavano di essere tramandate, a dispetto di qualche malalingua che le riteneva in parte o del tutto inattendibili. Non ho mai dubitato di una sola parola e infatti, nel tempo, ho sempre trovato riscontri storici, testimonianze e documenti che ne confermavano l’autenticità fin nei minimi dettagli. Moltissimi concittadini lo leggevano attraverso il nostro e altri giornali locali, affascinati da uno stile personalissimo, ricco di dettagli e a tratti poetico. Sapeva restituire la realtà e i sentimenti dei protagonisti con un registro d’altri tempi, che ben si adatta agli eventi narrati e che resta a testimonianza dell’appartenenza a un mondo e a un’epoca ormai scomparsi.
Lo spronai a lungo a dare alle stampe un libro, ma per molto tempo rifiutò. Tuttavia, visto il grande e caloroso riscontro dei concittadini, negli ultimi anni decise finalmente di raccogliere gli scritti migliori nel volume “Tarcisio racconta”, riedito di recente dopo essere andato esaurito e arricchito con una quindicina di nuove memorie. Altro suo lavoro pubblicato, meritevole di essere citato, fu “Le Storie di Faine”; entrambi da leggere e capaci di proiettare il lettore, coinvolgendolo, in un altro mondo.
A lui va riconosciuto il coraggio e il merito di aver narrato fatti di ottant’anni fa senza peli sulla lingua, sollevando “polveroni” storici nel raccontare iniquità e atrocità commesse da alcuni concittadini a Rovato durante la Seconda Guerra Mondiale. Solo grazie a lui abbiamo potuto conoscere eventi precisi accaduti in paese all’interno di quel contesto internazionale che solitamente si studia sui libri di scuola. Una memoria storica che pochissimi hanno avuto l’ardire di rendere pubblica in nome della verità e come lascito per le generazioni future.
Come corrispondente di Paese Mio Rovato, e a nome di tutta la redazione, lo ringrazio profondamente per la lunga e preziosa collaborazione e per aver contribuito in modo determinante alla valorizzazione della storia locale.
La comunità rovatese si è stretta attorno a lui venerdì 14 agosto durante la S.ta Messa di addio officiata dal parroco mons. Mario Metelli, il quale ha ricordato come la sua improvvisa scomparsa sia avvenuta proprio nei giorni della ricorrenza dell’Assunzione di Maria: «Una festa che è sempre stata significativa per Tarcisio, e che ha sempre vissuto con spirito festoso, con una passione per la vita che si intrecciava con la devozione mariana. Cresciuto per 32 anni accanto alla Madonna di Santo Stefano, nutriva una forte “dedizione e riconoscenza” verso Maria».
«Buon viaggio amico mio, sit tibi terra levis!».
Emanuele Lopez





